Acqua (come berla, quale scegliere, quanta?) ed Idratazione Corporea

L’acqua costituisce tra il 50% e l’80% del corpo umano. Incredibile ma vero! Queste percentuali appartengono rispettivamente all’anziano (maggiormente disidratato a causa dell’assenza dello stimolo della sete e la perdita di massa muscolare fisiologica con l’avanzare dell’età), ed il bambino. Un uomo adulto medio, ha circa il 65% di idratazione corporea, una donna adulta una percentuale leggermente minore, 55%, per via della minore massa muscolare e più alta massa grassa e nel feto di poche settimane raggiunge addirittura il 95%! Questo è il motivo per cui, quando andate a controllo dalla Nutrizionista, vi chiederà sempre “Sta bevendo? Quanto?” e io aggiungerei anche “come?” Vi spiego perché.
Idratarsi, avere una diuresi frequente ed attiva, per quanto “fastidioso”, favorisce l’eliminazione di tossine e prodotti di scarto del metabolismo, evita il ristagno dei liquidi corporei (meno acqua introduco, più il corpo, reputandola preziosa, la tratterrà all’interno) diminuisce gonfiore e fastidio addominale e degli arti inferiori, mantiene la temperatura corporea nella norma (con la disidratazione aumenta la temperatura), mantiene elastiche e compatte cute e mucose, aiuta la produzione di saliva e il film lacrimale dell’occhio, mantiene sani i tessuti liquidi del corpo (sangue, sistema linfatico, liquidi delle pleure etc.), lubrifica articolazioni e tessuti molli, assicura una importante azione nella regolarità intestinale. L’acqua corporea viene persa soprattutto con la produzione di urine e feci, con la sudorazione e la traspirazione cutanea, elementi con cui il corpo elimina molecole di “scarto”.
Idratarsi significa bere, a piccoli sorsi, durante tutta la giornata, sia dentro che fuori dai pasti, senza imporsi grossi volumi in brevissimi tempi (la classica bottiglietta bevuta tutta d’un sorso!) la quale non solo non aumenta realmente l’idratazione corporea, ma riempie subito stomaco (che si svuota rapidamente in solo mezz’ora se contenente solo l’acqua) e la vescica e quindi subito eliminata ed inefficace. Non bisogna aspettare lo stimolo della sete per bere, perché questo o compare quando lo stato di disidratazione corporea è avanzato, o non si percepisce più, soprattutto nelle donne, in quanto ignorato per la maggior parte della propria esistenza o spento da eventi come il crollo ormonale dovuto alla menopausa. E’ infatti fortemente influenzato dalle stagioni ormonali della cita femminile.
Ma quanto è necessario bere?
• neonati sino a sei mesi di vita: 100 ml/kg al giorno,
• bambini tra 6 mesi e un anno di età: 800-1000 ml/giorno, tra 1 e 3 anni di vita: 1100-1300 ml/giorno,
• bambini tra i 4 e gli 8 anni di età: 1600 ml/giorno;
• età compresa tra 9-13 anni: 2100 ml/giorno per i bambini e 1900 ml/giorno per le bambine;
• adolescenti, adulti e anziani: donne 2 L/giorno, uomini 2,5 L/giorno.
Questi valori sono indicativi; in condizioni di climi caldi e di attività fisiche intense, o altre condizioni che inducano disidratazione, i livelli di acqua da assumere possono variare sensibilmente (può considerarsi anche più del doppio dei valori indicati). Ciò si verifica anche in condizioni di stress e disturbi gastro-enterici che determinino vomito e diarrea, come per la diarrea del lattante oppure febbre alta, oppure in gravidanza e allattamento.
Cosa bere? Risposta quasi scontata: ACQUA! Evitare bibite gasate e succhi vari è un bene per la Dieta e la Salute! Nemmeno le acque aromatizzate e fortemente dolcificate (delle vere bombette chimiche) tanto in voga di questi tempi, sono da ritenersi salutari. Frutta e verdura sono certamente una fonte di idratazione, ma l’acqua resta sempre la regina della giornata di qualunque essere vivente. Scegliere quale acqua sia più adatta a voi non è un compito facile, ma il Nutrizionista vi aiuterà anche in questo, in base alle vostre patologie ed esigenze specifiche, alla vostra attività intestinale e al livello di attività sportiva e lavorativa.
Ricordo che per la legge italiana le acque minerali commerciabili possono essere divise in varie categorie secondo quanto indicato da un decreto legislativo del 1992:
• acque minimamente mineralizzate: il residuo fisso a 180 °C è inferiore a 50 mg/l.
• acque oligominerali (o leggermente mineralizzate): il residuo fisso è compreso tra 50 e 500 mg/l.
• acque minerali: il residuo fisso è compreso tra 500 e 1500 mg/l.
• acque ricche di sali minerali: il residuo fisso è superiore a 1500 mg/l.